L’art. 64 della legge 133, “Disposizioni in materia di organizzazione scolastica” rientra nel titolo III, capo II della legge finanziaria, relativo al “Contenimento della spesa per il pubblico impiego”.Sgombriamo dunque subito il campo da equivoci lessicali e semantici: trattasi di tagli, non di riforme.
Il comma 1 prevede l’incremento di un punto del rapporto alunni/docente, da realizzarsi entro l’anno scolastico 20011/2012. L’aumento del numero degli alunni per classe viene così motivato: “Ai fini di una migliore qualificazione dei servizi scolastici e di una piena valorizzazione professionale del personale docente”. Non occorre essere un addetto ai lavori per immaginare che questo ulteriore aumento del numero di studenti in classi già di 28 – 30 alunni determinerà invece un peggioramento della qualità dei processi di apprendimento, soprattutto per gli alunni che partono da situazioni di svantaggio culturale.
Il comma 2 prevede la revisione dei criteri per la definizione degli organici del personale ATA (amministrativo, tecnico, ausiliario), per ottenere nel triennio 2009-2011 una riduzione complessiva del 17%. Ne conseguirà un evidente peggioramento delle prestazioni degli uffici di segreteria, nonchè l’aumento del ricorso al contributo volontario delle famiglie per la copertura delle spese di pulizia, a detrimento di acquisti importanti per il funzionamento della scuola e per lo svolgimento delle attività didattiche.
Il comma 3 rimanda a un piano programmatico di interventi, che fotografa in dettaglio la riduzione del personale nei prossimi 3 anni nelle scuole di ogni ordine e grado: saranno cancellati 87.400 insegnanti e 44.500 ATA. Questi interventi vengono motivati come necessari per conferire “maggiore efficacia ed efficienza al sistema scolastico”: ma non sarebbe più onesto omettere queste penose bugie?
Nel comma 4 si preannunciano accorpamenti delle classi di concorso, la revisione dei curricoli, la modifica dei piani di studio e dei relativi piani orari, che, come specificato nel piano programmatico di interventi, saranno, per la scuola secondaria di I grado, di 29 ore settimanali, rispetto alle 32 attuali; per i licei di max 30 ore settimanali; per gli istituti tecnici e professionali di max 32 ore settimanali. Ne consegue che, nei licei, tutte le sezioni sperimentali, alcune delle quali veri fiore all’occhiello delle scuole, per es. il Piano Nazionale Informatica o il bilinguismo nei licei scientifici, scompariranno.
Il comma 6 specifica che da questi tagli dovranno derivare economie lorde di spesa non inferiori a 456 milioni di euro per il 2009, 1650 per il 2010, 2538 per il 2011 e 3188 per il 2012 e che, come specifica il comma 8, se i tagli non portano i risparmi attesi, i finanziamenti al ministero dell’Istruzione vengono ulteriormente ridotti!
Il comma 9, ciliegina sulla torta, ci dice che solo il 30% di queste economie di spesa verranno utilizzate per incrementare le risorse contrattuali. E il resto? Sarebbe interessante per noi italiani sapere che fine fa e nelle tasche di chi va quello che viene tolto ai nostri figli!!!
La legge 169 (ex decreto 137 o Gelmini) agisce come una mannaia sulla scuola primaria, colpendo a morte con un'unica mossa il modulo e il tempo pieno: l’art. 4 impone un tempo scuola settimanale di 24 ore con un unico insegnante. La possibilità, se espressa come esigenza da parte delle famiglie, di una più ampia articolazione del tempo scuola è qui genericamente indicata ma in realtà rigidamente incardinata nel piano programmatico di interventi dell’art.64 della legge 133, in 3 possibili opzioni: 27 ore; 30 ore; 34 ore, comprensive della mensa. Tralasciando in questa sede gli aspetti pedagogici e limitandoci ad osservare i quadri orari possiamo ben dire “Tempo pieno, addio”. E questo tra poche settimane, quando cioè si apriranno le iscrizioni, determinerà l’avvio di una pesante emergenza sociale.
Per ciò che concerne la scuola secondaria di I e II grado, abbiamo, all’art.3 della legge 169, il reinserimento del voto di condotta nella media dei voti di profitto in sede di scrutini intermedi e finali, con il rimando a ulteriori modalità applicative del suddetto articolo che, a oggi, non sono ancora neanche apparse all’orizzonte. Viene lasciato dunque alle singole scuole il compito di predisporre griglie di valutazione della condotta degli studenti. Ed è importante sottolineare che si tratta di un compito gravoso, perché con un voto di condotta che concorre alla media aritmetica e quindi determina, nel triennio, l’attribuzione del credito scolastico ai fini del punteggio di un esame di Stato che dà ancora un titolo di studio con valore legale, occorrerebbe evitare ogni elemento di iniquità e disparità di valutazione tra consigli di classe e tra scuola e scuola (sarebbe interessante, a questo proposito, esplorare gli intendimenti delle scuole paritarie…).
Come commentare l’insieme dei provvedimenti legislativi fin qui intrapresi da questo governo? Si tratta di misure draconiane, volte ad affossare la scuola pubblica, nazionale, statale. Misure che noi non possiamo accettare, contro le quali dobbiamo combattere con tutti gli strumenti che abbiamo, primo fra tutti quello dell’informazione e della partecipazione, per affermare che quello allo studio è l’unico, vero diritto irrinunciabile, l’unico strumento di realizzazione delle pari opportunità, del superamento delle differenze sociali, dell’integrazione e della cittadinanza consapevole.
Anna, 45 anni, Professoressa
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