venerdì 12 dicembre 2008

3 dicembre 2008: PROSSIMA FERMATA……SCUOLA! di Marcella, 47 anni, Insegnante

Cronaca di un pomeriggio sui … binari.
Una manifestazione estemporanea, insolita e volutamente provocatoria quella che ha animato oggi pomeriggio le stazioni della linea FM3 di Monte Mario e Ottavia. Una trentina di persone, genitori, studenti, insegnanti di diverse scuole del XIX Municipio ha “invaso “ pacificamente le banchine, gli spazi antistanti le stazioni proponendo ai viaggiatori in attesa dei treni un volantino per informare e contro-informare sui recenti provvedimenti legislativi in materia scolastica (Legge 133/08, 169/08, DDL Aprea, Mozione Cota per le “ classi-ponte” ) sollecitando la partecipazione ad una vera e
propria Assemblea Pubblica sul tema della scuola svolta all’interno delle stazioni ferroviarie.

Ore 14.30 stazione di Monte Mario
Orario d’uscita di alcune scuole circostanti: studenti, qualche insegnante, persone che rientrano a casa dopo la mattinata di lavoro. Inizia l’assemblea, si distribuiscono volantini, si susseguono gli interventi: i genitori, gli insegnanti, gli studenti medi delle diverse scuole. Tutto sembra svolgersi secondo una regia perfettamente coordinata che tuttavia non è stata stabilita in precedenza.
I passeggeri presenti, vittime di un’ennesima (per nostra fortuna) corsa soppressa, ascoltano incuriositi e sorpresi le ragioni della nostra protesta. Qualcuno annuisce, qualcuno addirittura si congratula per l’iniziativa: “Il problema della scuola, dei tagli? Sì che lo capisco! Io lavoro all’ospedale: i problemi della sanità sono simili! “
Un signore, visibilmente irritato dalla nostra presenza, inizia sulla banchina del secondo binario una discussione con un'altra persona sui temi della protesta e sull’opportunità della nostra presenza: ha inizio un vero e proprio dibattito.
Ci sparpagliamo per tutta la stazione, mentre gli interventi al megafono scorrono e scandiscono i toni della protesta molti tra noi distribuiscono ai passanti il volantino di informazione cercando di spiegarne il contenuto.
Le persone prendono il volantino: alcune lo scorrono distrattamente, altre lo leggono, altre sono disponibili a dialogare, ad ascoltare il nostro commento. Ciò che stupisce, probabilmente, è il gruppo eterogeneo, età diverse, ruoli e funzioni differenti che discutono in uno spazio neutrale: la stazione, un luogo frequentato da tante persone altrettanto eterogenee.
Ore 16: stazione di Ottavia
Il numero dei viaggiatori in attesa è minore, il “saliscendi” dai treni è ridotto, ma sono arrivati altri studenti dell’Istituto Professionale e stanno per arrivare le insegnanti della scuola elementare e qualche genitore.
Non siamo altrettanto fortunati per il numero delle persone presenti (nessuna provvidenziale corsa soppressa!!).
Inizia l’assemblea. Il suono del megafono scandisce i nostri interventi e rimbomba per la stazione: l’effetto acustico è presente!
Non manca anche in quest’occasione qualcuno che esprime con un certo impeto le proprie ragioni ripetendo le frasi stereotipate che la stampa e i mass-media hanno diffuso negli ultimi mesi: “ Insegnanti? Fannulloni!!! Andate ad istruirvi! “, “ Ci sono corsi universitari con un solo studente!! Dovete dire anche questo!”
Molti genitori rientrano a casa con i figli usciti da poco dalla scuola elementare: sembrano essere sensibili alla nostra presenza e al dialogo.
Gli studenti danno vita ad una discussione con un venditore ambulante che, probabilmente temendo la nostra presenza come elemento di disturbo per la sua vendita, si rivolge a noi con tono infastidito. Tuttavia dopo un breve scambio d’opinioni si mostra solidale con la nostra iniziativa.
Il gruppo si sposta sulla strada, sulla via che costeggia la stazione.
Si continua a distribuire volantini esprimendo le nostre opinioni di fronte a passanti e ad automobilisti incuriositi……
Breve riflessione sull’iniziativa
Il dialogo tra le persone nasce spesso in luoghi neutrali, negli spazi che appartengono a tutti. La sensazione netta che si ricava da questo pomeriggio è stata quella di aver portato la scuola fuori dalla scuola, fuori dalla consueta autoreferenzialità. Aver fatto conoscere, sebbene in minima parte, le problematiche concernenti la crisi finanziaria che si abbatte inesorabilmente sulla scuola pubblica, unicamente attraverso la logica dei tagli e del sottrarre risorse alle istituzioni scolastiche è stata per noi l’occasione di esprimere la nostra voce in difesa della scuola e del diritto all’istruzione pubblica ai cittadini, agli abitanti di questo quartiere. Consideriamo quest’iniziativa come un piccolo ma altrettanto importante passo che ha in sé il senso del dialogo, della condivisione, attraverso la quale si getta un ponte capace di ridurre quella distanza, caratteristica sempre più presente e dominante della nostra società, tra le persone e i luoghi istituzionali sedi delle discussioni e delle importanti decisioni politiche. La dimensione politica, nel senso più genuino dell’etimologia della parola propone, è quella che richiama la dimensione d’appartenenza, il prendere parte alla gestione ed alla discussione dei grandi temi che riguardano la sfera della società civile: la scuola, l’istruzione, il sapere è da considerare patrimonio libero e indiscutibile di ogni cittadino e quindi della società.
L’iniziativa è stata faticosa, impegnativa, con imprevisti che richiedono forse un’organizzazione da migliorare. La sensazione con la quale si torna a casa è in ogni caso quella di essere stati presenti in maniera efficace e concreta sulla realtà territoriale.

Prossima fermata …………………???
di Marcella, 47 anni, insegnante

giovedì 4 dicembre 2008

In memoria di Vito Scafidi...Di Daniela, 50 anni, Dirigente Scolastico

Non c'è niente di “incomprensibile” nella tragedia del Liceo Darwin di Rivoli. Per la maggior parte degli edifici scolastici costruiti prima dell'entrata in vigore della normativa sulla sicurezza (Legge 626/94 e successivi decreti applicativi) non si è provveduto a verificare l'adeguatezza alle norme di sicurezza e a certificarla, non esiste la documentazione minima relativa agli elementi di base: certificato di agibilità, certificazione dei vigili del fuoco per l’antincendio, certificazione per gli impianti elettrici, per le scariche atmosferiche, per la messa a terra, per gli impianti termici, per le norme antisismiche. Gli edifici dei centri storici delle città sono i più esposti ai rischi e solo raramente e in tempi molto lunghi vengono messi a norma. In generale per tutti gli edifici non recenti la situazione è critica, ma anche i più nuovi sono spesso mal costruiti per i materiali scadenti utilizzati e la qualità dei lavori non certo eccelsa; facilmente e rapidamente le strutture si degradano, sotto l’urto degli adolescenti in crescita e non sempre aggraziati nei loro movimenti. In realtà la costruzione di scuole, la loro manutenzione e il loro controllo sono quanto di più critico e fastidioso possa esistere per gli Enti locali, siano essi comuni o province: alti costi, necessità di attenta pianificazione, procedure di controllo da applicare sistematicamente e con rigore, molto scarsa visibilità e quindi scarso ritorno di immagine per i politici di turno, rapporti complessi con le ditte appaltatrici dei lavori. Il periodo migliore per chiedere ed ottenere interventi di solito è quello prima delle elezioni. Tra i tecnici spesso la negligenza o l’incapacità organizzativa rendono ancora più inefficiente la macchina dell’edilizia scolastica: nessuna procedura è messa a sistema, non si può che raramente venire a conoscenza degli interventi programmati, c’è ragione di dubitare che gli enti locali conoscano tutto il loro patrimonio di immobili scolastici…. Hanno un bel da fare i dirigenti a stendere i documenti di rischio, chiedere interventi, mandare diffide: tutto deve essere chiesto e richiesto fino all’estenuazione, senza talvolta ricevere un rigo di risposta. D’altronde di scarsa entità sono gli interventi che essi stessi – i datori di lavoro delle scuole - possono fare eseguire sulle strutture; per quelli più importanti il loro compito è segnalare segnalare segnalare, A meno che, in casi di emergenza grave ed evidente, non debbano interrompere il pubblico servizio. Per anni si denunciano le copiose infiltrazioni di acqua piovana, la pericolosità dei marciapiedi esterni resi scivolosi dalla pioggia, si chiede di monitorare periodicamente e rigorosamente la presenza di fibre di amianto nei locali costruiti con questo materiale. Di solito i presidi sono considerati degli importuni, seccatori e anche un po’ ottusi quando chiedono interventi, ottusi perché non capiscono una cosa molto semplice: che non ci sono soldi…. Non è incomprensibile dunque la tragedia del liceo Darwin. Di fronte all’emergenza dell’edilizia scolastica – 57.000 edifici in tutta Italia a rischio di sicurezza, tra statali e privati, di cui 4000 a rischio sismico, secondo quanto ha riferito Bertolaso nella sua durissima relazione alla Camera - , la politica finanziaria degli enti locali dovrebbe rinunciare alle operazioni di immagine per tutelare invece i cittadini utenti, il Ministero dell’Istruzione convincersi che la politica dell’istruzione si fa anche curando gli spazi della scuola attraverso richieste di finanziamenti appositi ai ministeri economici. Non fare il pianto greco d’occasione di fronte alla tragedia avvenuta, e per di più dopo avere programmato tagli alle spese roteando il machete. Ancora Bertolaso indica un budget di 13 miliardi di euro, pari ad una “finanziaria”, per mettere a norma le scuole a rischio. Non è incomprensibile dunque la tragedia del liceo Darwin. E non è neppure una “fatalità che sarebbe potuta accadere in una casa privata” la tragedia del liceo Darwin. Chi possiede case lo sa. Seppur a costo di litigiose ed eterne assemblee di condominio, i privati si interessano delle loro civili e private abitazioni, che sono anche un patrimonio personale, magari il risultato di faticosi risparmi di generazioni; controllano tetto e fondamenta, cantine impianti e intonaci cadenti. Se non lo fanno, tutti pensiamo che siano pazzi o autolesionisti. Ma le scuole no, le scuole sono PUBBLICHE, o meglio statali, cioè sono di tutti. E come tali trascurabili. Quando il personale della scuola protesta, la gente pensa che ancora una volta si lamenti solo e soltanto per gli stipendi. Non è così: si protesta per un’istituzione portata allo sfascio dalla mancanza di interventi legislativi seri di riforma didattica, di investimenti sull’edilizia e sulle strutture, sulla formazione e l’aggiornamento del personale, in barba agli obiettivi strategici di Lisbona che hanno come presupposto la considerazione dell’istruzione come motore principale di progresso economico. Ma la scuola non conta, non paga subito, i politici di tutti i generi la scoprono distrattamente in campagna elettorale, i giornalisti solo se dà la possibilità di uno scoop, i sindacalisti la tengono d’occhio per conservarsi le tessere degli iscritti. E poi corrono e si precipitano tutti sui luoghi dei disastri, a m e r a v i g l i a r s i…Non è incomprensibile dunque la tragedia del liceo Darwin. Eppure, come ha detto Bertolaso, è a scuola che mandiamo i nostri figli, che sono ciò che di più prezioso esiste per noi.
Che tu possa perdonare l’incuria e il cinismo degli adulti, povero dolcissimo Vito.
Daniela, 50 anni, Dirigente Scolastico

martedì 2 dicembre 2008


Mercoledì 3 Dicembre 2008

PROSSIMA FERMATA… SCUOLA !


Assemblee pubbliche
su Scuola e Università
nelle stazioni di
Ottavia, Monte Mario
e San Filippo Neri


Interverranno docenti, genitori, studenti universitari, studenti medi e personale ATA.

Inizio Corsa…ORE 14.30
Per un'informazione chiara, corretta e democratica