Non c'è niente di “incomprensibile” nella tragedia del Liceo Darwin di Rivoli. Per la maggior parte degli edifici scolastici costruiti prima dell'entrata in vigore della normativa sulla sicurezza (Legge 626/94 e successivi decreti applicativi) non si è provveduto a verificare l'adeguatezza alle norme di sicurezza e a certificarla, non esiste la documentazione minima relativa agli elementi di base: certificato di agibilità, certificazione dei vigili del fuoco per l’antincendio, certificazione per gli impianti elettrici, per le scariche atmosferiche, per la messa a terra, per gli impianti termici, per le norme antisismiche. Gli edifici dei centri storici delle città sono i più esposti ai rischi e solo raramente e in tempi molto lunghi vengono messi a norma. In generale per tutti gli edifici non recenti la situazione è critica, ma anche i più nuovi sono spesso mal costruiti per i materiali scadenti utilizzati e la qualità dei lavori non certo eccelsa; facilmente e rapidamente le strutture si degradano, sotto l’urto degli adolescenti in crescita e non sempre aggraziati nei loro movimenti. In realtà la costruzione di scuole, la loro manutenzione e il loro controllo sono quanto di più critico e fastidioso possa esistere per gli Enti locali, siano essi comuni o province: alti costi, necessità di attenta pianificazione, procedure di controllo da applicare sistematicamente e con rigore, molto scarsa visibilità e quindi scarso ritorno di immagine per i politici di turno, rapporti complessi con le ditte appaltatrici dei lavori. Il periodo migliore per chiedere ed ottenere interventi di solito è quello prima delle elezioni. Tra i tecnici spesso la negligenza o l’incapacità organizzativa rendono ancora più inefficiente la macchina dell’edilizia scolastica: nessuna procedura è messa a sistema, non si può che raramente venire a conoscenza degli interventi programmati, c’è ragione di dubitare che gli enti locali conoscano tutto il loro patrimonio di immobili scolastici…. Hanno un bel da fare i dirigenti a stendere i documenti di rischio, chiedere interventi, mandare diffide: tutto deve essere chiesto e richiesto fino all’estenuazione, senza talvolta ricevere un rigo di risposta. D’altronde di scarsa entità sono gli interventi che essi stessi – i datori di lavoro delle scuole - possono fare eseguire sulle strutture; per quelli più importanti il loro compito è segnalare segnalare segnalare, A meno che, in casi di emergenza grave ed evidente, non debbano interrompere il pubblico servizio. Per anni si denunciano le copiose infiltrazioni di acqua piovana, la pericolosità dei marciapiedi esterni resi scivolosi dalla pioggia, si chiede di monitorare periodicamente e rigorosamente la presenza di fibre di amianto nei locali costruiti con questo materiale. Di solito i presidi sono considerati degli importuni, seccatori e anche un po’ ottusi quando chiedono interventi, ottusi perché non capiscono una cosa molto semplice: che non ci sono soldi…. Non è incomprensibile dunque la tragedia del liceo Darwin. Di fronte all’emergenza dell’edilizia scolastica – 57.000 edifici in tutta Italia a rischio di sicurezza, tra statali e privati, di cui 4000 a rischio sismico, secondo quanto ha riferito Bertolaso nella sua durissima relazione alla Camera - , la politica finanziaria degli enti locali dovrebbe rinunciare alle operazioni di immagine per tutelare invece i cittadini utenti, il Ministero dell’Istruzione convincersi che la politica dell’istruzione si fa anche curando gli spazi della scuola attraverso richieste di finanziamenti appositi ai ministeri economici. Non fare il pianto greco d’occasione di fronte alla tragedia avvenuta, e per di più dopo avere programmato tagli alle spese roteando il machete. Ancora Bertolaso indica un budget di 13 miliardi di euro, pari ad una “finanziaria”, per mettere a norma le scuole a rischio. Non è incomprensibile dunque la tragedia del liceo Darwin. E non è neppure una “fatalità che sarebbe potuta accadere in una casa privata” la tragedia del liceo Darwin. Chi possiede case lo sa. Seppur a costo di litigiose ed eterne assemblee di condominio, i privati si interessano delle loro civili e private abitazioni, che sono anche un patrimonio personale, magari il risultato di faticosi risparmi di generazioni; controllano tetto e fondamenta, cantine impianti e intonaci cadenti. Se non lo fanno, tutti pensiamo che siano pazzi o autolesionisti. Ma le scuole no, le scuole sono PUBBLICHE, o meglio statali, cioè sono di tutti. E come tali trascurabili. Quando il personale della scuola protesta, la gente pensa che ancora una volta si lamenti solo e soltanto per gli stipendi. Non è così: si protesta per un’istituzione portata allo sfascio dalla mancanza di interventi legislativi seri di riforma didattica, di investimenti sull’edilizia e sulle strutture, sulla formazione e l’aggiornamento del personale, in barba agli obiettivi strategici di Lisbona che hanno come presupposto la considerazione dell’istruzione come motore principale di progresso economico. Ma la scuola non conta, non paga subito, i politici di tutti i generi la scoprono distrattamente in campagna elettorale, i giornalisti solo se dà la possibilità di uno scoop, i sindacalisti la tengono d’occhio per conservarsi le tessere degli iscritti. E poi corrono e si precipitano tutti sui luoghi dei disastri, a m e r a v i g l i a r s i…Non è incomprensibile dunque la tragedia del liceo Darwin. Eppure, come ha detto Bertolaso, è a scuola che mandiamo i nostri figli, che sono ciò che di più prezioso esiste per noi. Che tu possa perdonare l’incuria e il cinismo degli adulti, povero dolcissimo Vito.
Daniela, 50 anni, Dirigente Scolastico
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